La cardiochirurgia
Preistoria della cardiochirurgia
I primi interventi di cardiochirurgia sono stati eseguiti nel II-III secolo dal medico greco Antillo, il quale inventò il metodo recante il proprio nome. Egli infatti trovò il modo per operare gli aneurismi legando le estremità del vaso arterioso (in modo tale da occluderle) coinvolto per poi asportare la sacca aneurismatica. Questo metodo fu utilizzato fino al XIII secolo, tuttavia era causa di molte complicanze nei pazienti, quali infezioni ed emorragie interne.
La Cardiochirurgia moderna
| Rudolph Matas |
Una delle prime testimonianze di perfetta riuscita riguarda lo statunitense Rudolph Matas, il quale legò con successo l’aorta addominale ad un paziente portatore di aneurisma dell’arteria iliaca.
Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale vennero introdotte altre innovazioni atte a contrastare le malformazioni congenite dei vasi sanguigni.
Ad esempio il Dr. Robert Edward Gross capì che era possibile isolare parti dei condotti arteriosi e agire sui restringimenti congeniti o sui dotti arteriosi. Lo stesso Gross, in un secondo momento inventò la pratica degli innesti arteriosi, servendosi di protesi le quali vanno a sostituire tratti di aorta recisi.
L'evento più importante riguardante la cardiochirurgia moderna. resta comunque l'invenzione della chirurgia a cuore aperto.
Quest'ultima infatti ha introdotto la possibilità di interrompere l'azione di cuore e polmoni per la durata dell'intero intervento e di sostituirla con un processo artificiale compiuto da un macchinario. Grazie infatti all'invenzione della macchina cuore-polmone da parte di John Gibbon e al suo successivo perfezionamento da parte di Denton Cooley, a partire dal 1953 la probabilità di successo, l'efficacia e la complessità degli interventi aumentarono sensibilmente.
Oltre all'aumento di successi negli interventi all'apparato cardiocircolatorio, la chirurgia a cuore aperto, permise per la prima volta l'impiantazione di apparecchi artificiali complessi.
Infatti nel 1960 fu impiantato il primo pacemaker a lunga durata, un dispositivo, progettato dall'ingegnere Wilson Greatbatch, che permette la regolazione del battito cardiaco nei soggetti affetti da problemi alla pulsazione cardiaca.
La cardiochirurgia moderna raggiunse uno dei più grandi traguardi nel 1967, anno in cui venne realizzato con successo il primo trapianto di cuore su un paziente umano da parte del chirurgo sudafricano Christiaan Barnard. Il trapianto di cuore aprì la strada allo sviluppo di cuori artificiali, ovvero di dispositivi meccanici in grado di essere impiantati per sostituire completamente l'azione cardiaca. Questo tipo di dispositivi è ancora tutt'oggi in fase di sviluppo, in quanto estenderebbe la possibilità di trapianto cardiaco nei soggetti affetti da patologie che non rendono possibile il trapianto tradizionale con organi biologici.
Nel 2010 è stato innestato un cuore artificiale permanente nel petto di un ragazzo di 15 anni affetto da distrofia muscolare di Duchenne. Si tratta del primo caso al mondo in cui un dispositivo viene innestato con l'intento di mantenerlo fino al termine naturale della vita del paziente, questo perché la patologia di base non rende candidabile il paziente al trapianto di cuore.
Per approfondire
Bibliografia
Christiaan Barnard, One Life, MacMillan, Basingstoke 1969.Luca Borghi, The Collaboration between Surgeons and Engineers in the Rise of Cardiac Surgery, in: Pisano Raffaele (ed.). A Bridge between Conceptual Frameworks. Sciences, Society and Technology Studies, Springer, Dordrecht 2015.
Harris B. Shumacker, The Evolution of Cardiac Surgery, Indiana University Press, Bloomington 1992.
William S. Stoney, Pioneers of Cardiac Surgery, Vanderbilt University Press, Nashville 2008.
Ugo Filippo Tesler, Viaggio nel cuore. Storia e storie della cardiochirurgia, UTET, Torino 2012.
Commenti
Posta un commento